Roma - Numerose scuole d'arte di Berlino stanno migrando a Linux.
L'IT service che si occupa degli istituti artistici Hanns Eisler, Ernst Busch e Berlin-Weissensee sta portando avanti da 18 mesi un progetto di riforma del sistema informatico utilizzato, sostituendo i software proprietari con alternative open.
Hanno fatto di necessità virtù: non avendo risorse sufficienti per comprare le licenze necessarie ad aggiornarsi a Windows Vista o pensare a Windows 7, hanno colto l'occasione per passare al software libero ed open source.
Un fantasma si aggira per i felpatissimi corridoi dei palazzi della finanza mondiale.
Si tratta, l'avrete capito dal titolo, di quella che ho chiamato la "stangata del millennio".
Fin dall'inizio della storia, infatti, era evidente che, veri o falsi che fossero, i 249 bonds erano parte di un gioco enorme dove qualcuno avrebbe fatto, in un modo o nell'altro, la figura del frolloccone.
Intanto stiamo ai fatti.
L'istinto ed il buon senso avrebbero preteso che i titoli fossero falsi.
Tuttavia detenere titoli falsi, nel nostro paese, è un reato punibile con l'arresto, a maggior ragione se c'era, come in questo caso, la seria possibilità di fuga dei due misteriosi "spalloni", sedicenti giapponesi.
Quindi, tanto per cominciare vi sono due possibilità:
1) I titoli sono stati ritenuti, almeno in prima istanza, veri e i due "giapponesi" non potevano quindi essere trattenuti.
2) I titoli sono stati ritenuti probabilmente falsi, almeno in parte MA sono arrivati ordini ben precisi DALL'ALTO, che hanno imposto al povero colonnello, ob torto collo e forse anche extra-Lege ( o almeno super-lege, per gli amanti del legulese) di lasciare andare i due figuri, per superiori motivi di stato.
Cosa ne sappiamo PER CERTO, sull'originalità dei titoli, a distanza di due settimane?
Sinceramente, niente di sicuro.
In effetti numerosi quotidiani hanno riportato la dichiarazione di un funzionario della Federal Reserve, che affermava che i bonds in questione, da lui visti solo a partire da una immagine inviatagli, non solo erano falsi ma che non poteva essere altrimenti, visto che il residuo circolante cartaceo ( i bonds sono emessi solo in forma digitale da decenni) è largamente inferiore alla cifra sequestrata.
Questa dichiarazione, come credo risulti evidente, invece non prova nulla.
Intanto perchè, per quel che posso capire, potrebbero esservi bond che, pur emessi non risultano tra il "circolante" in quanto, ad esempio emessi a garanzia di un prestito tra banche centrali.
Inoltre, anche se qui scendiamo sul complottismo, non sarebbe la prima volta che banche centrali, messe alle strette, emettono bond in duplice copia, gli uni ufficiali e con una debita copertura finanziaria, essendo stati messi "a bilancio" gli altri non "coperti", ceduti in forma riservata all'interno di rapporti tra banche centrali, contando sul fatto che, per la loro taglia e/o caratteristiche e/o rendimento tali bonds siano tenuti come investimento dallo sfortunato sottoscrittore, che così non si renderà conto di avere tra le mani solo "carta straccia", difficilmente onorabile in caso di richiesta di liquidazione, in tempi di crisi.
Insomma: un funzionario della Federal Reserve, tale Stephen Meyerhard vede una FOTO dei bonds e dice che sono falsi, mentre un funzionario della Guardia di Finanza che ha già avuto a che fare con casi simili ed in ogni caso è sicuramente più che competente, vede questi titoli in "carne ed ossa" ed è così poco convinto che si tratti di falsi da rilasciare i due presunti giapponesi?
Vedete bene che la cosa non torna.
Infatti il caso NON è affatto ufficialmente chiuso, qui in Italia, nonostante i sospironi di sollievo di molta stampa americana, terrorizzata per i contraccolpi sul dollaro di questa vicenda di cui si è parlato, parrebbe anche al g-8 finanziario tenutosi alcuni giorni fa.
Questa macchina è un distributore di barrette di oro, installato nell'aeroporto di Francoforte la settimana scorsa. Il prezzo viene aggiornato costantemente sulla base delle quotazioni ufficiali. "L'oro - ha detto Thomas Geissler, l'imprenditore a cui è venuta l'idea - è molto richiesto nei periodi di crisi".
FRANCOFORTE - C'è chi teme la deflazione. E chi invece l'inflazione.In Germania, vuoi per timori ancestrali, vuoi per convincimenti economici, prevale questa seconda preoccupazione. Gli ultimi dati sulle vendite di oro nella Repubblica federale ne sono l'ennesima clamorosa conferma in tempi di grande incertezza, anche sociale e politica.
Secondo le statistiche del World Gold Council pubblicate questa settimana, la Germania nel primo trimestre del 2009 ha acquistato oro- monete e lingotti - per un totale di 59 tonnellate, con un aumento del 400% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La domanda totale di metallo giallo a livello mondiale è aumentata tra gennaio e marzo del 38% annuo.
La richiesta di oro per investimento è più che triplicata, mentre gli acquisti a fini di gioielleria è scesa del 24%. La Germania è in cima alla classifica dei paesi acquirenti di lingotti e monete. Seguono la Svizzera, con un incremento degli acquisti del 437% a 39 tonnellate, e gli Stati Uniti con un aumento della domanda del 216% a 27 tonnellate.
L'oro è tradizionalmente considerato un bene rifugio. «In tutto il mondo occidentale - ha detto Rozanna Wozniak, specialista del World Gold Council a Londra - è l'incertezza economica il motivo principale che spinge all'acquisto di oro. In Germania è motivato anche dai timori di inflazione».
John Richard Pilger (born 9 October 1939) is an Australian journalist and documentary maker. One of only two to win Britain's Journalist of the Year Award twice, his documentaries have received academy awards in Britain and the US.[1][2] Based in London, he is known for his polemical campaigning style: "Secretive power loathes journalists who do their job, who push back screens, peer behind façades, lift rocks. Opprobrium from on high is their badge of honour."
The Eden Project is a visitor attraction in the United Kingdom, including the world's largest greenhouse.[citation needed] Inside the artificial biomes are plants that are collected from all around the world. The project is located in a reclaimed Kaolinitepit, located 1.25 miles (2 km) from the town of St Blazey and 3 miles (5 km) from the larger town of St Austell, Cornwall, United Kingdom.[1] The complex comprises a number of domes that house plantspecies from around the world, each dome emulating a natural biome. The domes are made out of hundreds of hexagons plus a few pentagons that connect the whole construction; each of these is a transparent cushion made of tough plastic.
The first dome emulates a tropical environment, the second a warm temperate, Mediterranean environment.
The project was conceived by Tim Smit and designed by architect Nicholas Grimshaw and engineering firm Anthony Hunt and Associates (now part of Sinclair Knight Merz). Davis Langdon carried out the project management, Sir Robert McAlpine and Alfred McAlpine[2] did the construction and MERO designed and built the biomes. The project took 2½ years to construct and opened to the public on 17 March 2001.
"L'approvigionamento alimentare nell'attuale mondo globalizzato si basa su una dipendenza totale e pericolosa dall'energia di origine fossile e dai derivati petrolochimici di varia natura. E' necessario che vengano introdotti al più presto nuovi modelli di produzione e distribuzione del cibo in previsione della minore disponibilità di combustibili e risorse petrolifere alla quale andremo inevitabilmente incontro in futuro. Dovremo utilizzare meno energia e la frazione rimanente dovrà essere prodotta da fonti rinnovabili. E' opportuno intraprendere questa transizione in modo che sia programmata e graduale, ma nello stesso tempo il più rapida possibile. Non pianificare questo passaggio per tempo significa dover affrontare, prima o poi, una caotica situazione di scarsità diffusa di cibo dalle conseguenze drammatiche ed imprevedibili.
Fortunatamente nel mondo occidentale si assiste da qualche decennio ad un minore impiego di energia in agricoltura dovuto ad un ridotto uso di fertilizzanti ed antiparassitari. Attualmente sono in forte espansione le aziende biologiche, i mercati contadini e le cooperative di piccoli agricoltori; sempre più persone oggi si pongono il problema della provenienza del loro cibo.
Questi rappresentano i primi passi, ma rimane ancora molto da fare. Il nuovo modello agricolo avrà bisogno di un maggior numero di contadini, di fattorie più piccole e diversificate, di minori processi di trasformazione ed impacchettamento del cibo che dovrà essere prodotto, trasportato e consumato in un ambito prevalentemente locale. Ogni livello della società, le amministrazioni locali ed il governo, le aziende del settore, le comunità dei cittadini ed il singolo individuo, in tutti i paesi del mondo, dovranno esssere convolti in questo processo di transizione. Solo con la consapevolezza e la collaborazione di queste quattro componenti della società sarà infatti possibile realizzare questo passaggio epocale ad un sistema agroalimentare indipendente dai combustibili fossili.
A questo scopo è stata preparata da un gruppo di traduttori volontari, appartenenti a varie organizzazioni attive nel nostro paese, la versione in lingua italiana di "Food and farming transition" un documento programmatico contenente le informazioni e le linee guida da conoscere, che è stato recentemente pubblicato dal Post Carbon Institute. Potete scaricarlo e diffonderlo dal sito di Transition Italia"